Ravanare

Zuppa Primordiale

Eva Toschi

No. Io non ci sto.

Non ci sto a vivere due giorni a settimana e si mi va bene 20 d’estate.

Mangio quando non ho fame, vado a dormire quando non ho sonno, costretta dagli orari imposti da qualcun’altro. Ma da chi poi? Pranzo, cena, a letto, sveglia.

La mattina rimando la sveglia per mezz’ora. Rimango col sonno addosso tutto il giorno.

Respiro, bevo, mangio, dormo solo per scandire la giornata. I rapporti con le persone sono ovattati dalle situazioni, dal web, dalla lontananza.

Vivo i bisogni umani con leggerezza. Senza troppo pensarci. Per inerzia.

Non ci sto a vivere così.

Voglio vivere con le funzioni vitali a mille.

Voglio passare la mia vita vivendo quelle giornate in cui ho bisogno di ricordarmi di mangiare perché sento i crampi allo stomaco, in cui prendo una gelè dalla tasca sotto l’imbrago, la scarto e la ingurgito per il bisogno di zuccheri che richiede il mio corpo quando è in parete da 3,4,6 ore.

Voglio preparare il sacchetto delle schifezze da portarmi in montagna, pieno di quelle cose cioccolatose che non ho mai mangiato.

Voglio bere litri e litri di acqua il giorno prima di andare, per idratarmi, per dovermi portare meno chili sulle spalle ed andare su più leggeri.

Voglio mangiare il pappone in scatola riscaldato del rifugio alle 6 di sera. Sa di latte di cocco e curry. Cibo indiano arrivato in elicottero sulle Alpi.

Voglio aprire gli occhi un’ora prima della sveglia delle 4 di notte, ignorarla, non averne bisogno. Davvero si può preferire alzarsi e vivere al restare al caldo del letto e dormire? Pare di si.

Tutti i bisogni umani sono più intensi in montagna.

Ti slacci l’imbrago, ti abbassi i pantaloni e fai pipì davanti a chi c’è. Chiunque. Senza vergogna.

Amo e odio non lavarmi per giorni, attapparmi il naso per entrare nella latrina del rifugio, dormire nelle coperte prurigginose e sporche che la mattina ripieghi in fondo al letto.

Amo e odio dovermi controllare i piedi per ore. Dover prestare attenzione ad ogni singolo passo che compio. Dopo 3 giorni così, sono scoppiata in lacrime per lo stress.

Amo e odio la mia testa, che domino nei momenti più difficili, che mi schiaccia di emozioni quando mi rilasso un attimo.

Amo e odio lo stridolìo dei ramponi sulla roccia marcia. Odio dissarammpicare in quelle situazioni. Odio sapere che i miei sbagli ricadano sulla persona a cui sono legata. Amo però riuscire solo perché legata alla persona giusta. O anche slegata, basta che siamo insieme.

Amo e odio il bruciore alle gambe in discesa, amo correre e lasciarmi andare dopo quelle giornate estenuanti. Quando finalmente non devo più guardare dove metto i piedi, o forse dovrei, ma sticazzi, corro su terra e erba e finalmente sono arrivata.

Voglio poter stare in silenzio per ore, o cazzeggiare senza tregua.

Voglio arrivare alla tenda e non riuscire a dormire da quanto sono stanca.

Voglio passare i giorni di riposo a dormire, mangiare, ri-dormire, scopare, ri-mangiare. Senza un orario. Solo per bisogno.

Odio quando provo fatica, quando sono esausta, affamata, assetata. Lo odio ma poi lo amo.

E quando mi riposo, mi sfamo, mi disseto, già penso a quando tornerò lì su. E ne voglio ancora e ancora e ancora.

 

 

 

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