Ravanare

Questa vita non fa per te

Eva Toschi

Non ho mai voluto scrivere della mia vita in furgone. Un po’ per non scadere nella retorica della “vita libera e selvaggia”, fatta di bellissimi furgoni con interni in teak e sportelloni aperti su scenari mozzafiato, un po’ perché ho avuto bisogno di tempo per razionalizzare la mia scelta.

Mi ci è voluto un anno per capirne qualcosa, ma tuttora è una continua scoperta.

Oggi però, ce l’ho con te.

Si, hai capito bene. Ce l’ho proprio con te, che scrivi “che bei posti”, “quanto sei fortunata”, “potessi fare io la vita che fai te...”

Alza il culo dal divano dove stai scorrendo con il pollice le foto su instagram, apri la porta di casa ed esci.

ah ma io sai, con il lavoro, mica sono come te che puoi lavorare dove vuoi…”

Pensi che io non ero come te?

Se avessi continuato a ragionare come fai tu adesso starei lavorando sottopagata in uno studio legale, nonostante la mia formazione valga più di 40 euro l’ora.

Starei, con buona probabilità, a casa di mia madre, nella stessa stanza di quando avevo 4 anni.

Mi viene il vomito a pensarci.

Non per mia madre, con lei sto bene. Sto bene quando mi viene a trovare e ci facciamo qualche giorno in furgone insieme e le faccio sperimentare “alla leggera” qual è la mia vita.

 

Sai, ho proprio voglia di spiegarti com’è questa vita…perché mi sa che seguendo gli influencer della #vanlife non ci hai capito proprio un cazzo.

Allora, mettiamo che sei stato coraggioso – o meglio – stupido, ed hai mollato la tua vita confortevole per essere libero.

Prima cosa, la più forte, è che sperimenterai la solitudine. Non mi prendere in giro con i discorsi “io da solo ci sto bene”, “ho spesso bisogno di stare da solo con me stesso”… sono stronzate.

Quando stai da solo con te stesso in 3 metri quadrati voglio sapere proprio come lo passi il tempo.

Quando non hai la batteria per ricaricare i tuoi device che ti tengono connesso con il mondo e ti tocca stare fermo, in silenzio, perché magari fuori piove e non puoi uscire.

Ti capiterà di stare in silenzio per un giorno intero, solo con i tuoi pensieri, e quando qualcuno ti telefonerà non avrai nemmeno voglia di rispondere.

La vita che ti sei scelto vuol dire ricerche disperate di posti dove dormire senza sembrare un profugo, che siano in piano, e che abbiano l’accesso ad uno spazio isolato dove pisciare.

Altrimenti? Devi pisciare nella bottiglia. Anche le donne possono lo sai? Basta tagliarla.

Dovrai abituarti a tutti gli sguardi curiosi delle persone quando apri il portellone, o quando sei una ragazza alta un metro e mezzo e scendi da un autocarro stile edile.

Cucinerai le tue solite porcherie al curry, ma poi dovrai abituarti a sopportarne l’odore quando sei a letto.

Andrai a scalare o a correre – che è poi il motivo per cui hai fatto questa scelta – ma riuscirai a non avere l’ansia che qualcuno ti apra il furgone e ti porti via il poco che possiedi?

Imparerai a lavarti con una bottiglia o una pentola d’acqua riscaldata. Con poco sapone o senza.

Imparerai a chiedere ed accettare la gentilezza gratuita delle persone. Non sarà facile.

Sentirai freddo. Sentirai caldo.

Vivrai nell’incertezza che domani non ci saranno i soldi per il gasolio. O che il gas per cucinare finisca.

Imparerai a riconoscere i rumori delle cose che ti circondano mentre sei chiuso dentro. Alcuni di questi ti metteranno paura, controllerai più volte se hai chiuso le portiere.

Ma la mancanza di comfort è il meno: del resto era quello che cercavi. Arrivare al succo per capire…

Ti sentirai solo perché le persone con cui condividi due giorni, una settimana, un mese, poi tornano a casa, dalle loro vite.

Per loro sarà stata una vacanza.

Chi avrà il coraggio di legarsi ad un cavallo pazzo come te?

Chi avrà il coraggio di chiederti di restare?

 

Dove andrai domani?

 

Dai retta a me. Meglio che resti nel tuo monolocale e che il furgone lo prendi per andare a farti il fine settimana o le vacanze in giro con la tua ragazza.

 

Questa, per quanto bella sia, non è la vita che fa per te.

 

 

 

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Ciao Riccardo, come dici tu, la solitudine non è il punto. Secondo me essere in armonia vuol dire essere coerenti con le proprie scelte, qualunque esse siano. quando è l'inerzia il motore della nostra vita (secondo la mia contestabilissima opinione) c'è qualcosa che non va. Grazie per le tue parole e in bocca al lupo a te! Eva
Ciao Eva, bellissime riflessioni, molto crude, molto vere. Io sono esattamente all'opposto. Ho scelto una vita che non mi piace, per far piacere a tutti quelli che si attendevano qualcosa da me. Alla mattina mi alzo nella speranza che la giornata sia così piena di cose da fare che arrivi sera senza che me ne sia accorto e di essere così stanco da dovermi buttare a letto senza bisogno di faticare per prendere sonno. Così arriva d'un botto la mattina dopo e riprende la giostra. Alle volte ho pensato di piantare tutto e andarmene ... ma dove? a fare cosa? Per questo ammiro molto tutti coloro che della loro vita hanno saputo fare quello che loro stessi hanno voluto, comunque l'abbiano condotta o la stiano vivendo. Se deve essere un camper, va bene anche il camper. Se deve essere una fabbrica, va bene anche una fabbrica. Non è la solitudine il punto oppure il tetto stabile sulla testa. Il punto è essere in armonia con sé stessi. In bocca al lupo!
Ciao Luca. Grazie per aver letto. Io non credo che la tua sia stata una scelta che ti ha allontanato dalla libertà. La parola libertà e misinterpretata almeno quanto la parola amore. Per esempio, credo ci sia grande libertà nel cambiare idea, nel prendere una scelta. magari un giorno mi capiterà di rimanere liberamente in una casa e di avere un compagno o un figlio. Chissà, non escludo niente e sono curiosa di vedere dove andrò ( non solo dove parcheggierò). Un saluto Eva
Ciao Eva, ho letto d'un fiato il post… molto bello, sicuramente difficile una vita cosi, è vero, ha dei lati positivi, ma credo siano più quelli negativi, soprattutto a lungo termine. Anche io ho fatto una scelta diversa, non nego d'averci pensato, avevo anche iniziato a mettere da parte i soldi per comprarmi un van, poi un lavoro stabile e ben pagato, il desiderio di una famiglia… e le cose cambiano… non lo dico con nostalgia, guardare mio figlio che mi sorride mi ripaga di tutto, della libertà che non ho, ma che forse in fondo non ho mai voluto o che forse in buona sostanza non sono mai riuscito a prendermi.. Luca
Ciao Michele, grazie per aver letto e grazie per aver scritto ció che pensi. Non è scontato e qualunque sia il contenuto dei propri pensieri, quando vengono comunicati, acquistano un valore in più. Mi fa piacere che questo pezzo ti abbia fatto capire di aver fatto la scelta giusta. Magari un giorno faró io la tua stessa scelta, magari tu troverai il coraggio per fare una vita diversa ma disegnata su di te. Credo, quale che sia la scelta, che la cosa importante sia porla in essere. Eva
Commento qui perchè su facebook è mainstream e credo, in questo caso, banale. Volevo ringraziarti perchè queste poche righe mi hanno convinto della mia scelta di casa, stabilità, famiglia. Amo la natura, la montagna, la roccia, la neve e le notti di bivacco (la scorsa l'ho passata in sacco a pelo a 1800 metri, senza tenda, a contare le stelle) Ma mi piace tornare a casa, anche magari dopo 20 giorni, ma mi piace avere un posto dove tornare e dove avere una residenza. Spero solo di trovare il coraggio di spostarlo in un luogo armonico circondato dalla natura e con l'aria buona, di lasciare il lavoro stabile per trovarne uno, anche precario, che mi permetta di vivere più vicino a tutto questo. Devo cercare questo coraggio. P.S: ho scritto di getto, senza volutamente rileggere, chiedo venia per la forma Michele